Quando sbirciamo nel nostro passato troviamo sempre un bambino o una bambina che giocava, spesso con altri bambini. Quella relazione che inizialmente era puramente ludica e ricreativa, qualche volta si trasformava in pratica strutturata di regole ed allenamenti, in sana competizione con se stessi e con gli altri. E quando immaginiamo il nostro futuro vorremmo che il gioco e la ricreazione avessero uno spazio sempre più ampio. Oggigiorno troppo spesso lo sport è associato al tifo: passione ed entusiasmo, talvolta fanatismo. E sono molti i luoghi in cui la discussione intorno al “pallone” ha perso i principi del gioco corretto, del fair-play, del comportamento - rispettoso delle regole - che garantisce le stesse opportunità ai diversi contendenti. Ci sono luoghi dove le persone si occupano del disagio delle persone. Per offrire delle opportunità a persone svantaggiate. Al Centro Ambrosiano di Solidarietà di Milano la cura delle persone passa anche attraverso la pratica di alcune attività sportive. Il recente ripristino del campo di calcetto, distrutto qualche anno fa dall’alluvione, è stato motivo ed occasione per rilanciare con fervore questo settore delle attività terapeutiche. E stiamo già raccogliendo i benefici di questo progetto: attività sportiva, miglioramento del benessere psico-fisico, occasioni per socializzare. Abbiamo incontrato l’entusiasmo e la partecipazione di volontari, persone che in svariati modi vivono e praticano la solidarietà come impegno quotidiano. Abbiamo conosciuto nostri colleghi - operatori sociali - che altrove svolgono un lavoro di cura anche attraverso lo sport. Sono stati incontri che ci hanno suggerito l’idea di condividere le emozioni di quest’avventura con altre persone. Abbiamo sentito il bisogno di comunicare la nostra esperienza e quindi diffonderla attraverso un periodico, scritto con semplicità ma animato dallo stesso entusiasmo. E dalle colonne di questa pubblicazione vogliamo raccontare, con semplicità, di spazi che a qualche bambino consentono di continuare a giocare. Di luoghi che a qualcuno, non più bambino, offrono l’occasione per tornare a giocare o la possibilità di imparare a praticare il “gioco corretto”, con benefici per sé e per gli altri. Vogliamo raccontarvi di un “altro” pallone, di persone semplici che cercano, nella vita, di vincere partite difficili, come il loro disagio. Per questa partita, per ricominciare o per continuare a vivere, si allenano quotidianamente. Anche attraverso l’attività sportiva. Di questo vogliamo scrivere nelle pagine dell’ALTROnelPALLONE. Attendiamo le reazioni dei lettori e soprattutto la loro collaborazione ed il loro contributo ad una partita che tutti possiamo giocare. Per non dimenticare il bambino o la bambina che giocava, per non prendersi troppo sul serio, per non dimenticare - e considerare con serietà - anche l’altro pallone, quello della solidarietà. Allora vedremo ancora persone che, senza fanatismi, gareggiano e competono ma soprattutto giocano e si divertono. Allora potremo sbirciare nel nostro futuro con più ottimismo.
Mihai Butcovan
|